giovedì 4 luglio 2013

Gli acquisti Indiespensabili: Fatevi Fottere-Una biografia di Giorgio Canali (a cura d Samuele Zamuner e Irene Zanetti-Italica Edizioni)


                                 


Giorgio Canali è l'Indie italiano. Il suo percorso musicale e umano, si snida attraverso tre generazioni di rockers made in Italy. Dalle prime esperienze come fonico/chitarrista con gli ultimi CCCP, passando per il settennato dorato con i CSI
Giorgio con i Csi: 7 anni di splendori per l'Indie italiano
e concludendo con la terapia dei Pgr, Canali ha sempre camminato in "direzione ostinata e contraria", seguendo un personale percorso di coerenza umana e artistica. In questa sua prima biografia, edita dalla neonata Italica Edizioni di Enrico Brizzi, Giorgio racconta trent'anni di storia del rock italiano. Le prime esperienze come fonico al seguito del carrozzone hard di Riccardo Schicchi, Moana Pozzi e Cicciolina, gli anni 80 all'insegna della sperimentazione con i Politrio, l'incontro decisivo con i Litfiba e Gianni Maroccolo e la rinuncia al professionismo. Ma non solo Italia: in questa storia c'è molta Francia, nella quale Giorgio ha vissuto per molti anni, condividendo esperienze fortissime con i Noir Desir
e il suo tormentato e controverso leader Bertarnd Cantat.

Giorgio Canali....un vero indiestruttibile.


Chitarrista si, fonico anche, ma soprattutto produttore: ha curato i suoni deglu ultimi vent'anni di Underground italiano. Nomi come Le Luci della Centrale Elettrica, Timoria, Verdena, Bugo e chissa quanti altri ancora sono passati sotto la cura a suon di camel senza filtro e bestemmie, di questo ragazzo di 54 anni! Tutto questo e altro ancora lo troverete in "Fatevi Fottere. Una biografia di Giorgio Canali" a cura di Samuele Zamuner e Irene Zanetti. Non vi resta altro che recarvi in libreria. Chiaramente roba del genere non si trova nelle varie Feltrinelli. Questa è roba da librerie....Indiestruttibili!

mercoledì 3 luglio 2013

Le Interviste Indiescutibili-Super Dog Party





Rock, Blues, good vibrations made in west coast : tutto questo è altro ancora è Super Dog Party.
Un potentissimo combo a tre che con i suoi live incendiari sta infuocando la movida della Capitale. Chitarra, basso e batteria nella piu classica delle formazioni rock'n'roll, sprigionano un potentissimo wall of sound che difficilmente vi farà rimanere fermi. Il loro album d'esordio "The Big Show", è un vorticoso giro sulle montagne russe del Rock duro e puro made in U.S.A.
In questo nostro secondo appuntamento con le interviste Indiescutibili, abbiamo incontrato Alessandro Peana, chitarrista/frontman della band.
Come al solito la nostra più che un intervista è stata una piacevolissima chiaccherata, nella quale Alessandro ci ha raccontato il dietro le quinte di una rock band, tra videogiochi come ispirazione, balle di fieno nei locali e piccole follie gestionali, il tutto chiaramente all'insegna del motto principale dei veri Indiestruttibili: Do It Yourself!

Ciao Alessandro, grazie di essere qui e benvenuto su Indiestruttibili! La prima canonica domanda di rito è: come nasce il progetto Super Dog Party?

Inizialmente ho registrato molto velocemente una demo di tre pezzi: Nip/Tuck, Ghouls & Goblins ed Asshole... quindi chitarra e voce insieme ad un’arrangiamento di batteria fasulla inumano. Massimiliano è stato l’unico dei tanti batteristi testati che non si è preso un colpo ad ascoltare il tutto e, anzi, ha fornito al progetto un arrangiamento ritmico ancora più massiccio!


Vi abbiamo ascoltato piu volte dal vivo e l’impressione generale, è quella che siate una band con una fortissima attitudine da palco. Come si riesce a “fotografare” questa furia live entro i canoni piu rigidi di un disco?

Merito dell’autoproduzione. Nonostante le enormi difficoltà questo aspetto risulta estremamente semplice. Il vero dramma sarebbe stato  finire in balia del cronometro di uno studio di registrazione scelto un pò da Google e un pò dalle nostre possibilità economiche.. Do It Yourself or die!
Super Dog Party live: cosa sarebbe il rock senza una chitarra spaccata?



La domanda precedente si collega alla seguente: nei crediti del disco figuri come produttore. In un certo qual modo mentre registri e mixi di un disco, il tuo disco, provi emozioni analoghe a quelle dell’esecuzione live?
Analoghe no, sono esperienze molto diverse. Il concerto, per quanto possa essere impegnativo, è una situazione rilassante. Lo studio invece è il paradiso delle follie di tutti noi. Una traccia di chitarra acustica dove si sente in sottofondo l’aspirapolvere dell’autolavaggio affianco può diventare tranquillamente definitiva, ma può anche succedere che passiamo una nottata a teorizzare qual’è la frequenza da eliminare per migliorare il suono di una chitarra che intercorre solo per pochi secondi all’interno di un brano. L’alternanza  tra grande pressapochismo e pignoleria estrema è sicuramente l’elemento che che caratterizza maggiormente la produzione dei nostri pezzi.
L’impressione generale, è quella che con le tecnologie odierne si possa avere tutto piu a portata di mano. E dunque si possa essere musicisti, produttori e manager di se stessi allo stesso tempo. E dunque meno artisti e sicuramente piu “artigiani”. Personalmente (e considerati i tempi di crisi globale e discografica) io ritengo che il secondo aspetto sia migliore. Tu come la vedi?
Nel periodo in cui viviamo, nella stragrande maggior parte dei casi, se vuoi solo provare a promuovere la tua musica devi prepararti a dividere l’attività di musicista facendo anche da fonico, montatore video, webmaster, social manager, rowdy e grafico. Questo, purtroppo,  sottrae molto tempo alle attività prettamente artistiche e musicali. Sta al gruppo vivere questa imprescindibile tuttologia con intelligenza. Nel migliore dei casi riesci ad avere una gestione del gruppo ottimale, nel peggiore impazzisci. E’ il nostro caso. Noi probabilmente stiamo impazzendo e sogniamo il giorno in cui qualcuno ci darà una mano nella realizzazione dei nostri prodotti, che gestisca la nostra attività live e web, fino a caricare in macchina i nostri amplificatori  a fine concerto. Tuttavia, semmai arrivasse questo giorno, penso che allontanarsi dall’etica diy sarebbe comunque traumatico. Fatta eccezione per la storia degli amplificatori ovviamente!
Negli ultimi dieci anni si è avuta una forte inversione di tendenza per quanto riguarda la scena rock. L’elettronica spopola sempre di più e nelle serate Techno c’è la fila fuori dal locale, mentre nelle serate di musica live si arranca sempre di piu. Come la vedi? Super Dog Party nei suoi concerti soffre quest’aspetto oppure non avete di che lamentarvi?
Il pubblico è un animale strano e, predirne il comportamento, è molto complicato. Grandi affluenze in concerti definiti all’ultimo momento e balle di fieno in eventi ben organizzati da tempo, ci hanno portato a pensare che è inutile fare pronostici. Per quanto ci riguarda cerchiamo di partecipare il più possibile a Festival, Feste Universitarie e Private... il tutto organizzando anche con una certa distanza gli eventi dove siamo esclusivamente noi gli unici promotori.
Rock dal vivo in crisi? Super Dog Party da parte sua cerca di combattere la crisi

Parlando di elettronica, c’è un pezzo del vostro disco (Ghouls and Goblins) il cui incipit è quello di un famoso videogioco. Anche i videogames possono essere fonte di ispirazione?

Certo! Videogiochi, ma anche Serie Televisive e Film sono sempre stati di ispirazione! Durante l’ultimo concerto all’Open Source di Bisceglie, nella parte centrale del pezzo Big Show, è partito il tema di Beverly Hills Cop! Tornando ai videogiochi sarebbe bello riprendere la colonna sonora di un altro videogame anche nel prossimo disco. Il difficile è compiere una scelta origianale, ma ci siamo rassegnati: esisterà sempre un tredicenne cinese che, prima di noi, ha caricato su youtube la sua versione reinterpretata con uno strumento inventato da lui.

Ghosts'n Goblins: quando un videogame diventa fonte d'ispirazione


Personalmente c’è un pezzo del vostro disco che ho amato fin dal primo ascolto ed è Greyhounds’ City. Lo ritengo forse il pezzo piu americano di tutto il disco, vi sento vibrazioni molto west coast. Come mai non lo eseguite mai dal vivo?
Purtroppo, i mille impegni extra musicali di cui parlavo prima, ci hanno impedito di trovare il tempo di riarrangiare una versione elettrica di Greyhounds’ City. Tuttavia contiamo di inserirlo in scaletta in futuro, magari quando realizzeremo il nostro set acustico...  uno dei nostri progetti in cantiere.
Ultima domanda che vale per tre: eventi in cantiere? Prossimo lavoro su disco? E soprattutto che fine hanno fatto i Boomers?

Il 22 Luglio suoneremo all’Eclettica Festival, a Roma, insieme ai Rock’n’Roll Kamikazes. Il 27 Luglio invece al Giovinazzo Rock Festival di spalla a Meg. Faremo poi la consueta pausa estiva. Massimiliano ha intenzione di chiudersi con la batteria a studiare qualche follia, Alessandro andrà negli Stati Uniti a respirare un pò d’aria Rock & Roll e quanto a me tornerò in Sardegna un paio di settimana a giocare a Call of Duty. Per quanto riguarda il prossimo lavoro su disco, abbiamo appena iniziato a lavorarci... speriamo di farlo uscire il prossimo inverno. Con i Boomers invece, nonostante l’assenza live, continuiamo a vederci con grande regolarità. Al momento stiamo ultimando i mixaggi del nuovo disco intitolato “Punkover”, uscirà certamente nel mese di Novembre!

                                 PROSSIMI LIVE DI SUPER DOG PARTY


martedì 2 luglio 2013

Le (video) interviste Indiescutibili: Andrea Messina aka I'm an Egg



Primo appuntamento con le video interviste indiescutibili: nostro ospite Andrea Messina aka I'm an Egg.
Originario di Canosa di Puglia ma ormai impiantato a Roma, Andrea vanta un curriculum di tutto rispetto. Un eclettico polistrumentista, attivissimo nella scena indie romana e pugliese con la sua band, i Mai Personal Mood, nei quali figura alle chitarre, synth e nella programmazione con computer. Con i Mai Personal Mood ha inciso nel 2007 un primo demo intitolato "Malaise Mon Amour", che consente alla band la partecipazione a numerosi festival come il Pisa Rock, Are Rock Festival, Festival Edizione Zero vol.1, quest'ultimo vinto proprio dai Mood.
Dopo aver girato in lungo e in largo lo stivale, i Mai Personal Mood pubblicano nel Gennaio 2011 l'Ep di debutto "L'Heure dEPart" (Forears Records), che incontrerà il favore di critica e pubblico. Sempre con i Mai Personal Mood, pubblica nel 2012 il fortunatissimo "Cactus", che donerà maggiore visibiltà alla band.


















Nonostante l'incessante attività di studio e live con la band, Andrea nei ritagli di tempo ha dato vita a I'm an Egg, interessantissimo solo project in cui l'elettronica e la sperimentazione prendono  il sopravvento sul chitarrismo. In bilico tra Idm, glitch e ambient, I'm an Egg costituisce un interessantissimo esempio di manipolazione sonora in tempo reale. La dimensione sperimentale del progetto ha acquistato maggior valore con Kalos, esponente della scena elettronica romana, che con Andrea propone dei live in cui l'improvvisazione e le generazione di suoni in tempo reale,   conferiscono all'atmosfera il sapore di un vero e proprio happening concettuale.
In questa chiaccherata, Andrea ci parlerà della nascita di I'm an Egg, dell'incontro con Kalos ma non solo......buona visione a tutti!


 

domenica 30 giugno 2013

Le interviste indiescutibili: Fufilla "La Via di Fuori"




                                        




Dalle mie parti, ogni mattina centinaia di contadini, o braccianti, o manovali agricoli (insomma chiamateli come volete voi, la sensibilità è la vostra non certo la mia) verso le cinque e mezza della mattina  si incamminano verso "la via di fuori". Chi non è nato a Cerignola, Canosa, Andria,Barletta ,Molfetta, insomma in quella sconfinata distesa pianeggiante compresa tra la bassa Daunia e l'alta Murgia probabilmente non capirà dove effettivamente siano diretti. Andare "alla via di fuori", vuol dire andare in campagna, vuol dire andare a lavorare, ma puo voler anche dire andarsene e basta. La via di fuori è un non-luogo, un contenitore di esperienze mutuate dal quotidiano vivere, un varco che prima o poi dovremo attraversare senza poter tornare indietro.
Una personalissima fotografia sbiadita, che un giorno ricacceremo da un vecchio baule polveroso, la cui vista ci farà sorridere, godere, piangere, incazzare, ma rimarrà nella sua purezza un marchio indelebile di noi stessi.
Il primo lavoro di Fufilla ("La via di Fuori" edito da Nicorelli Editore) ti lascia con l'amaro in bocca, ti tocca nel profondo, portandoti anche a porti domande scomode, ma sicuramente è un opera che ti arricchisce interiormente.
"La via di Fuori" è una graphic novel che fatica nell'essere etichettata come fumetto. E' un romanzo di formazione i cui tempi, sicuramente più cinematografici che letterari, lo rendono estremamente gradevole da "consumare".
Dirò di più: nelle sue svolte oniriche sembra avere un che di Fellinesco: la sequenza di Giorgio bambino che fluttua nell'aria, porta alla mente echi mai sopiti da "Il Viaggio di G. Mastorna", l'opera incompiuta del Maestro, arrivata a noi proprio tramite schizzi disegnati (toh!).

 Voglio subito premettere che non si tratta di una recensione, più che altro ho voluto condividere le sensazioni che ho provato leggendo questo lavoro.
Piuttosto preferirei proporvi, la "chiaccherata" tra me e Fufilla su questo suo primo lavoro.
Per volere dell'autore riporto la chiaccherata integralmente, senza censure (ma quelle non ci sarebbero mai state, ne tantomeno per un "cazzo" detto solo una volta) apparte qualche strafalcione di scrittura che piu che offendere il buon gusto rischiava di offendere la grammatica.
Infatti come dice l'autore stesso: "è un fatto stilistico, è tutta una cazzata, una finzione.....".






Innanzitutto, grazie per la disponibiltà e benvenuto su Indiestruttibili. Leggendo il tuo lavoro, si nota una fortissima vena autobiografica. E' stata dura per te metterti a nudo?

Inizialmente non ci ho pensato, francamente non mi sono neanche posto il problema. Questo però non vuol dire che lo ignorassi, semplicemente ho rimandato questo pensiero al momento in cui sarei andato al deposito del tipografo per ritirare le copie. Quando quel momento è arrivato, mi sono detto " Cazzo ci siamo!". E' stata una sensazione molto forte. Il punto è che non volevo pensarci prima. Il mio è stato più che altro un escamotage stilistico, al quale credevo di essere immune. 




Ma mentre nasceva la storia, eri consapevole di quello ciò che stavi partorendo o semplicemente ti sei lasciato andare?

Certo che ne ero consapevole. Ma se in un certo senso la mia storia è un esercizio catartico, allora avevo l'obbligo di lasciarmi andare. Alle volte ho cercato di toccare i punti più imbarazzanti proprio per farmi coraggio. se volevo che fosse autentico, dovevo necessariamente lasciarmi andare....poi però si sta meglio.

Nella tua storia, una componente essenziale è  l'elaborazione del lutto, inteso come passaggio di consegne tra l'infanzia e la maturità adulta. Affrontare questi temi delicati, per te è stato un modo anche di elaborarli? C'erano dei fantasmi di cui dovevi liberarti?

Indubbiamente. Non era solo un mio fantasma, ma un fantasma "familiare". Uno psicologo infantile di mia conoscenza qualche tenpo fa mi disse "quando tra generazioni è presente una sorta di comunicazione non verbalizzata (la quale porta con se traumi non elaborati, come un lutto generato da una morte violente) accade che persone della nuova generazione, hanno la forza e la lucidità di trasformare tale rimosso in un oggetto del mondo".

Sotto un profilo stilistico, nel tuo fumetto ho notato alcune analogie con Fun Home-A Family Tragicomic di Alison Bechdel. Ti riconosci in questo parallelo?



Ci sono delle vaghe somiglianze, ma sono fondamentalmente due opere diverse tra loro.
Penso che la presa di coscienza del proprio orientamento sessuale (come nel romanzo della Bechdel) sia qualcosa certamenteforte e importante, ma prorpio per questo è qualcosa di non rimandabile. Io avrei potuto convivere tutta la vita con i miei fantasmi, non sarei stato molto diverso dalla maggior parte delle persone che mi circondano. Il fatto è che voglio cercare di essere migliore. In effetti penso che per avere una vita felice, si debba inseguire un sogno e alla fine non importa se si avveri o meno. L'importante è svegliarsi con quella voglia e andare a dormire stanchi ma consapevoli di aver fatto tutto e di più. Così passano i giorni e così passa la vita.

La tua storia nasce e si sviluppa in provincia, precisamente a Cerignola in Puglia. Pensi sarebbe stato lo stesso se tu fossi nato, che ne so, ad Acireale o a Busto Ariszio?

Più o meno credo di si. Non posso essrne sicuro, ma credo di si. Certi elementi caratteristici del nostro territorio, mi hanno fatto diventare quello che sono. in un altro posto, sarei stato poco diverso, ma sostanzialmente lo stesso. Io do molta importanza ai dettagli, sono quelli che fanno la storia. La narrazione è qualcosa di molto standard, sono le sfumature a rendere un racconto diverso da un altro.

Ultima domanda: ho la sensazione che i migliori storytellers vengano proprio dalla provincia. Quando anni fa arrivai a Roma, notai nei romani una certa "stanchezza" culturale. Questo secondo te deriva dal fatto che la provincia, ti porta necessariamente a dover lottare il triplo per ottenere qualcosa che può essere il disco che non trovi, il concerto lontano centinaia di chilometri, il libro che non si trova al supermarket quando non addiritura uno status sociale?

Non credo sia così. Dopo tutto un buono scrittore è sempre un ottimo osservatore della realtà e delle persone. Lo si può essere in provincia come in città. Per quanto mi riguarda, credo che la mancanza di input in provincia mi abbia portato ad elaborare certi pensieri, ma in fondoè a Roma che sono riuscito a riorganizzare questi pensieri.







sabato 11 maggio 2013

Le recensioni Indiescutibili

     
UMBERTO MARIA GIARDINI: LA DIETA DELL'IMPERARTRICE




C'era una volta Umberto Giardini, classe 1968, un ragazzo come tanti con il pallino della musica.Inizialmente batterista, il nostro gravita nell'orbita del rock marchigiano, talvolta con eccellenti risultati (Hameldome, finalisti ad Arezzo Wave). Presto il giovane Umberto capisce che una piccola realtà come quella di Sant'Elpidio a Mare non può soddisfare le sue velleità artistiche e quindi zaino in spalla, un biglietto aereo sola andata per la Scozia e una nuova vita all'orizzonte. Prima a Dundee e successivamente a Glasgow, Umberto ampia il proprio bagaglio musicale, attraverso gli ascolti di Proclaimers e Gavin McDermott, i quali gli trasmetteranno una nuova sensibilità e un nuovo gusto stilistico. Conclusa l'avventura scozzese, Umberto si stabilisce a Bologna, quella Bologna che nei primi '90 visse la sua ultima stagione dorata, diventando la capitale italiana del Rock Indipendente (cosa ben diversa dall'attuale indie), basti pensare a band come Massimo Volume e Santo Niente. Qui inizia a scrivere le sue prime canzoni per voce e chitarra, poi un bel giorno, l'illuminazione su una via di Milano: una farmacia, un insegna con il cognome  (che piu meneghino di così non si può) del faramacista : MOLTHENI. Da lì nulla sarà più uguale a prima: 7 album in 9 anni (più uno mai uscito), i primi due con la Cyclope del compianto Francesco Virlinzi (vi dicono nulla nomi come Carmen Consoli o Mario Venuti?), nel 2005 il passaggio all'allora neonata Tempesta di Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti).
Umberto ai tempi di Moltheni

Poi a fine 2009, qualcosa si rompe. Umberto/Moltheni, annuncia tra lo scalpore generale il proprio ritiro dal mondo della musica italiana, a suo avviso un marasma eccessivamente autoreferenziale, nel quale artisti puri come lui, senza notevoli amicizie tra i giornalisti del settore, stentano a sopravvivere. Subito dopo una (per fortuna) breve parentesi con il combo prog Pineda, per arrivare alla seconda folgorazione. Se nel primo caso fu un nome di una farmacia, qui si tratta di una songwriter inglese di origine italiana : Anna Calvi. E' lei il farmaco che ha avuto il potere di lenire i dolori del fu Moltheni, ora riappropriatosi del proprio nome anagrafico. Umberto Maria Giardini, lo ritroviamo alla soglia dei 45 anni in una forma splendida,  "La Dieta Dell'Imperatrice" è un disco pregno di significati, dalle mille sfaccettature. Anzitutto un omaggio alla sua musa ispiratrice Anna Calvi (formazione senza basso). Il disco riprende in un certo senso il discorso musicale lasciatoci da Moltheni, per ampiarlo ed arricchirlo di sfaccettature. La quasi title track "L'Imperatrice", è un cupo intro per chitarra, dai reverberi sixties. "Anni Luce" e "Quasi Nirvana" come già detto sembrano restituirci il miglior Moltheni ascoltato tra i solchi di "Toilette Memoria" e "I Segreti Del Corallo", con un respiro piu ampio, Europeo. Ancora di piu se vogliamo questo respiro internazionale ci investe nella track "Il trionfo dei tuoi occhi" nella quale, parafrasando il titolo, un trionfo di chitarre cristalline travolge l'ascoltatore.
"Il desiderio preso per la coda" ci ricorda la parentesi di Umberto con i Pineda. Le altre tracce, ondeggianti tra post.rock e psichedelia ci riconsegnano finalmente l'immagine di un artista che non solo ha fatto pace con se stesso, ma che sta scrivendo nuovi capitoli di una stupenda favola iniziata piu di 25 anni fa, per buona pace dei suoi non pochi fan.

VOTO 7

TRACKLIST

1. L’Imperatrice 1:59
2. Anni Luce 5:37
3. Il Trionfo Dei Tuoi Occhi 3:48
4. Quasi Nirvana 4:01
5. Il Desiderio Preso Per La Coda 3:54
6. Discographia 5:11
7. Saga 4:45
8. Genesi E Mail 4:24
9. Il Sentimento Del Tempo 5:34
10. L’Ultimo Venerdì Dell’Umanità 9:09


                                                      Umberto Maria Giardini : Quasi Nirvana